Acerbo il cuore dell'esuberante vita che ha creduto di spezzare il ligneo ingresso a un mondo di cui sperava conoscere i segreti.
Nella scontata premessa parole di rito e frasi scontate.
Accavalla le gambe e stringe le mani intorno a ossa inarticolate, prive di forma e carattere.
Ostenta sorrisi sintetici cercando l'encomio alle sue divagazioni senza sostanza e valse solo ad aria al suo ventre sgarbato.
Malgrado il divagare ironico (ahimè ironico solo per le mente fini), il volteggiare senza fine del suo spento ego, ho potuto notare occhi meravigliati da tutto quello spreco di alito.
Che sia questa la fine della mosca sul miele?
Se finisce così direi che almeno ne vale la pena l'osservare la straziante nonchè necessaria fine.
Guastare il nostro calice di vino solo per pochi insetti che posso risultare divertenti sarebbe sciocco. Che la serata abbia seguito allora.

Sale. by Bunnis on Deviantart
Darei fuoco al mondo se trovassi la forza di cercare nelle tasche l'accendino. Impugnerei la spada se l'avessi a portata di mano alla presenza del mondo che circonda la casa. Spegnerei ogni luce da un capo all'altro del globo e implorerei il silenzio per poter sentire di nuovo il flusso del mio sangue che scorre.
Non c'è tempo, nè spazio, nè ossessione.
Spirali concentriche intorno alle caviglie e voglia di affogare tra opzioni e domande alle quali non rispondo perchè tanto non c'è niente da aggiungere a me stessa se non la presenza e qualcosa di più concreto.
Il riflesso di noi stessi graffiato allo specchio, le mani rotte nei tentativi e gli occhi persi nelle ombre.
Ciò che siamo è rinnegabile per i saldi di fine stagione ma per il resto dell'anno il nascondersi dietro un'offerta è solo un risparmio temporaneo perchè tanto, una volta girato l'angolo, sei di fronte ad un'altra vetrina e sei tu quella nel riflesso (seppur sbiadito).
Necessità di scrivere, di vagare, di studiare, di neutralizzare i sentimenti opprimenti. Di nuovo. Come se fosse ieri ti ritrovo mia stella, mia irrequietezza, mio faro. Quando sei immerso nelle calde acque basse non ti preoccupi di aprire gli occhi scrutando l'orizzonte, ma poi quel momento deve arrivare e allora... Allora la marea porta a galla rancori, mulinelli di discorsi persi chissà dove chissà per quale astrale assurdo motivo, la marea riporta tutto quello che un giorno (nel tuo passato a volte nemmeno troppo remoto) avevi lanciato via con rabbia. Tutto torna. Sono qui. Di nuovo. Forse perchè faccio la spaccona ma in fondo pesa il giorno degli addii. Ho lavorato duro. Le ultime settimane ho mollato un po', ormai c'era aria d'abbandono, ma cazzo se ho lavorato. Ho trovato belle persone, alcune delle quali le porto con me e le porterò sempre perchè nella loro vita ho ritrovato me stessa. Ma agli addii non si scappa. Raccogli le tue cose, la calcolatrice che ti aveva dato lei, la scatola che hai diviso con lei, il porta biro a forma di gatto, tutto finisce nella borsa di carta dell'ikea che ho portato per l'occasione. Sorrisi abbracci torna presto passa di qua ci mancherai. Sorrisi. Tanti. E la prendo anche bene, in fondo on vedevo l'ora di cambiare. Ma ora... Sembra di aver lasciato là parte di me, quella parte che avevo faticato tanto a ritrovare. E allora... Torna la marea.
Il tuo cuore lo porto con me
Il tuo cuore lo porto con me,
Lo porto nel mio,
Non me ne divido mai,
Dove vado io, vieni anche tu mia amata,
Qualsiasi cosa venga fatta da me, la fai anche tu, mia cara,
Non temo il fato, perché il mio fato sei tu, mia dolce,
Non voglio il mondo, perché il mio mondo, il più bello,
Il più’ vero sei tu.
Questo è il nostro segreto profondo,
Radice di tutte le radici,
Germoglio di tutti i germogli,
Cielo dei cieli di un albero chiamato vita
Che cresce più alto di quanto l’anima spera
E la mente nasconde
La meraviglia che le stelle separa,
Il tuo cuore esiste nel mio…
Ecco il segreto più profondo
Che nessuno conoscerà’ mai
Radice delle radici
Germoglio dei germogli
E cielo dei cieli di un albero chiamato vita
Che cresce più alto di quanto l’anima possa sperare
Più vivo di quanto la mente possa celare
Prendo il tuo cuore lo porto con me…nel mio.
[Edward Estlin Cummings]
Cerco i tuoi occhi nella notte. Guardami.
Cadendo ho perso parte dei miei tesori, consapevolmente li ho persi. Non ho scelto, ho solo fatto in modo che i fatti e i silenzi scegliessero per me.
Eccomi. Prendi le mie mani.
Ho solo il mio fallimento da offrirti, l'essermi fottuta da sola. Perdo terreno nella corsa e abbandono senza nemmeno provare ad arrivare alla fine.
Ascolta. Non so che bisbigliare il mio pensiero.
Fino a ieri avrei urlato più forte del mondo per far sentire la mia voce, fino a ieri. Ora il tempo scorre e io resto qui seduta a guardare le lancette.
Non ho niente nelle mie mani, sono priva di logica e di equilibrio. Sono solo una parentesi priva di significato effettivo. Ho perso tutto quello per cui ho lottato e alla fine nemmeno me ne importa.
Non servirà dirmi che lasciando aperta la porta l'odore svanirà un po' alla volta.
Non basterà chiedersi quanto si deve aspettare.
Se ne va via un po' anche di me da quella porta, senza fare rumore, senza lasciare tracce visibili se non nella memoria.
Ce ne andiamo tutti ogni volta che le parole sono sbagliate, quando il volume della conversazione si alza e quando i discorsi sembrano dei grossi e incamuffabili flash back. Ce ne andiamo.
In silenzio giriamo le spalle al muro e percorriamo la via del ritorno.
Il ritorno verso qualcosa di sbagliato ma definito in tempi e spazi a noi famigliari.
Il futuro fa paura.
E' fin troppo facile voler essere amati, fin troppo semplice la sensazione di avere una casa a cui tornare ogni sera quando cala il sole sulle nostre giornate amare.
Alla fine è solo un non bastare a se stessi che ci spinge in strade che si presentano per quel che sono e per la loro difficoltà solo dopo aver attraversato la soglia.
Nel nostro androne solitario e buio tutto girava intorno a noi, niente turbava l'aria, nessuno si fermava più del dovuto per guardare delle vetrine buie e polverose.
Ma quanto è impagabile il sole della strada?
Il calore di una svolta, altre strade, nuove vetrine.
Sarebbe un tornare a vedere qualcosa di reale e non più qualcosa che esiste solo nei sogni.
Eppure ad ogni parola rischiamo di andarcene. Di nuovo. Fragile egoismo.
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